Osiride e Iside

Osìride, importante divinità egizia, dalla figura molto complessa, il cui nome (Usir ) è di etimo ancora sconosciuto. È probabile che essa sia stata all’origine un dio-sciacallo di carattere funerario della regione di Abido (necropoli dei re thiniti di Umm el-Ga‘ab), benché la presenza di un suo culto molto antico a Busiri ( IX nomo del Delta) abbia fatto pensare a una sua provenienza bassoegiziana o addirittura orientale. Con la 5ª dinastia, il dio ci appare già inquadrato nella teologia solare di Eliopoli e il suo mito è già delineato. Determinante per tale inserimento nella Enneade di Eliopoli deve essere stata soprattutto l’attrattiva esercitata dal tema osiriano di una vita che può continuare nel corpo dopo la morte, tema estraneo all’aldilà della dottrina eliopolitana. È forse in questa fase che Osiride è identificato con il sovrano defunto (motivo che interagisce con quello di Horo identificato con il sovrano vivente) e antropomorfizzato. Il terribile dio e giudice dei morti diventa così una divinità di carattere benigno e sempre più accentuatamente naturalistica, la personificazione del ritmo annuale della vegetazione che muore e rinasce.

L’equazione col sovrano defunto è iconograficamente chiara: il dio è sempre ritratto come mummia e reca gli attributi della regalità (pastorale, flagello, corona dell’Alto Egitto fiancheggiata da due piume [corona atef ]); altrettanto chiaramente è motivata dal desiderio di garantire al sovrano non solo la sopravvivenza ma anche la protezione di fronte al tribunale ultraterreno che l’attende. Conseguenza di questa identificazione è la rapida diffusione nel popolo, a partire dal Medio Regno, del culto di Osiride: questi diventa un dio di salvezza, nel senso della partecipazione alla vita oltremondana di tutti i sudditi attraverso la persona del sovrano che li rappresenta e ne assomma la pluralità. La stessa lunga serie delle avventure del dio, ricavabile dalle sparse allusioni dei Testi delle Piramidi e dal racconto ordinato di Plutarco (Iside e Osiride ), può essere in gran parte il risultato di una graduale mitizzazione delle varie fasi del rito funerario che ha per protagonista il sovrano defunto.

I principali santuari del dio si trovavano a Busiri, ad Abido e (dall’epoca tolemaica) nell’isola di Bigge. Il culto di Osiride passò in Occidente in età ellenistico-romana, sebbene sempre molto in ombra rispetto a quello di Iside.

Iside, in egiziano ‘st, una delle più popolari divinità femminili egiziane. All’inizio era una dea del Cielo, originaria del Delta, forse di Buto (come tale è ancora ricordata in alcune iscrizioni del Nuovo Regno e della Bassa Epoca), e anche, probabilmente, la personificazione del trono reale: il suo nome è infatti omofono di st (“seggio”) e il geroglifico rappresentante un seggio è raffigurato sul suo capo.

Il santuario principale di Iside, che sembra molto antico ed era chiamato Neteru (“il divino”) dagli Egiziani e Iseo dai Greci, si trovava nel XII nomo del Basso Egitto, che aveva per insegna una vacca col suo vitello. Si può supporre che questi siano stati identificati prima con Hathor e Horo e poi con Iside e Horo. Iside sarebbe così diventata la dea locale di Neteru .

Questo santuario era distante solo 13 km da Busiri nel Delta, sito del più antico culto di Osiride: la vicinanza può avere favorito, come è avvenuto per molte altre coppie divine, l’unione di Osiride e Iside, che per il suo carattere mistico appare, per altro, di origine chiaramente teologica.

Dal momento del suo ingresso nel ciclo osiriaco, Iside diventa, teologicamente, parte dell’Enneade eliopolitana, una delle quattro divinità figlie di Geb e Nut (Osiride, Iside, Set, Nefti), ultima generazione di dei, rappresentanti le forze politiche che succedono a quelle naturali, in un universo già creato. Mitologicamente Iside è il simbolo della sposa e della madre ideale e ritualmente una divinità i cui attributi essenziali sono di carattere funerario: Iside infatti, insieme con la cognata Nefti, presta assistenza a tutti i defunti, ai quali può essere sommamente utile anche per i suoi poteri magici, nella sua qualità di dea della magia, di dea-maga per eccellenza. Nel mito di Ra e Iside, la dea acconsente a guarire il dio Sole, morso da un serpente da lei creato (Iside era anche invocata dagli Egiziani contro le morsicature velenose), a patto che egli le riveli il suo vero nome e le ceda, con questo atto, tutti i suoi poteri, di cui ella fa largo uso, ad es., nel corso delle vicende romanzesche narrate dal papiro Chester Beatty I (racconto di Horo e Set). Iside è però soprattutto nota come protagonista del mito osiriaco, tramandato in redazioni innumerevoli, dai testi delle Piramidi al racconto di Plutarco (Iside e Osiride ). Assassinato Osiride dal fratello Set, Iside percorre il paese alla ricerca della salma del marito e quando l’ha trovata riesce ancora a concepire da lui un figlio. Set la perseguita ed ella si rifugia nel Delta, dove partorisce Horo, che alleva di nascosto amorevolmente. Horo, divenuto adulto, è riconosciuto erede di Osiride dal tribunale della Grande Enneade e Set punito.

In Bassa Epoca fu adorata ovunque in Egitto; il suo tempio più importante era situato nell’isola di File.

In età ellenistica il culto di Iside, assimilata a divinità locali in Fenicia, Palestina, Siria, Asia Minore e infine in Campania e a Roma, conobbe una rapida diffusione nel mondo mediterraneo. Divenne la protettrice dei naviganti (Iside euploia o pelagia ), la dea del mondo sotterraneo e dei sortilegi magici; fu chiamata Panthea e “dea dai mille nomi”, diventando una grande dea universale “che separa il cielo dalla terra”, cioè crea il mondo, alla quale lo stesso destino è subordinato (Iside-Tyche ). A Roma, fino all’Impero il suo culto fu contrastato; in seguito Caligola, Claudio e Nerone ne favorirono l’espansione, che culminò sotto Adriano. Templi di Iside sorsero ovunque in Occidente, in Gallia, in Spagna, in Germania e nelle regioni del Danubio; vi si celebravano i misteri isiaci, ai quali si poteva partecipare dopo lunghe iniziazioni e grandi feste pubbliche, di cui due furono particolarmente famose. In una, celebrata in novembre, si rappresentavano la ricerca e la scoperta del corpo di Osiride; l’altra, celebrata in marzo, apriva la navigazione. Il culto isiaco resistette nel mondo occidentale fino alla fine del paganesimo; gli ultimi riti ufficiali furono celebrati a Roma nel 394 d.C.

Di recente è stata seriamente riesaminata la questione dell’origine della mariolatria cristiana nel culto di Iside.

— Icon. Nel mondo egizio Iside è raffigurata in forma umana, talora con corona con corna di giovenca, talora con il suo segno geroglifico sul capo. Raramente appare in sembianza di sparviero. Le grandi statue non sono molto frequenti; assai comuni, invece, i bronzetti in cui tiene in braccio Horo. Nel mondo greco-romano le sue figurazioni sono molto numerose e anche la tipologia è assai varia: la caratteristica principale è costituita dall’abito che mostra il tipico nodo all’altezza del seno. Tra le statue si ricordano l’Iside del Cataio (Vienna, Kunsthistorisches Museum; seconda metà del II sec. a.C.), l’Iside dei Musei capitolini di Roma (fine II sec. a.C.) e l’Iside arcaistica da Pompei (Napoli, Museo nazionale). Notevole è pure la testa di Iside-Nekhbet , conservata al Museo nuovo dei Conservatori di Roma e datata fra il III e il I sec. a.C.


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