Luigi Pirandello

Vita

Nato vicino ad Agrigento nel 1867 da una madre di famiglia patriottina e da un padre garibaldino. Il clima famigliare fu di grande influenza , o meglio sofferenza, per Pirandello, in quanto i rapporti tra i genitori non erano dei migliori. A Palermo, città dove cominciò a scrivere le sue prime poesie, frequentò il liceo e l’università, che continuò poi a Roma e a Bonn, dove si laureò in lettere. L’anno dopo tornò a Roma, dove strinse amicizia con Capuana, che lo introdusse nell’ambiente letterario e giornalistico della capitale.

Dopo il matrimonio con Maria Antonietta Portulano nel 1894, una grave crisi economica, causata anche dalla nascita di tre figli e dalla malattia mentale della moglie, oltre al crollo della miniera di zolfo, colpì il patrimonio famigliare, e costrinse Pirandello ad insegnare.

I fatti notevoli nella sua vita furono pochi:

1924 l’adesione al partito nazionale fascista (cambiamento momentaneo: gli provocò però molte polemiche);

fama mondiale con “Sei Personaggi in Cerca d’Autore”;

1925 la fondazione di una propria compagnia teatrale da cui l’incontro con Maria Abba, la sua attrice preferita;

1934 il Premio Nobel.

Alla fine del 1934, Pirandello durante le riprese della seconda versione cinematografica del Mattia Pascal a Cinecittà, contrasse una polmonite che lo stroncò il 10 dicembre dello stesso anno. Chiese un funerale spoglio: non credeva nella vita dopo la morte e voleva che la sua morte passasse in silenzio.

Le Novelle

Le prime opere rimandano alla letteratura rusticana di Verga e Capuana vengono scritte quando ancora si utilizzava come stile quello verista. Sono un genere letterario molto utilizzato in tutta la sua vita anche il più apprezzato dal pubblico prima dell’ascesa in teatro. Temi e situazioni molto variegati, così come le scelte stilistiche. Abbiamo tre periodi:

Le prime raccolte: si passa da moduli veristici allo psicologismo amaro;

Anni 20-30: umorismo disincantato, presenza del mito e dell’inconscio;

Opere finali: al limite del surrealismo.

Con questi brevi intrecci Pirandello voleva portare al lettore il massimo edlla sorpresa per indurlo a riflettere sul vero significato dell’esistenza, al di là dell’apparenza che ci è data.

Il totale delleNovelle per un Anno è 225.

La novella non è più solo la narrazione di un avvenimento particolare, ma diventa parte di un discorso più ampio, di un libro a tesi nel quale sono presenti le argomentazioni ad un’idea di fondo uguale.

La voce narrante assume una posizione ambigua, ad aumentare la complessità delle novelle, la situazione umoristica è sempre presente per creare uno sdoppiamento del protagonista.

SOLILOQUIO: attraverso questo il personaggio pirandelliano rivela a se stesso e agli altri il filo di un ragionamento, tecnica usata molto anche in teatro.

Descrizioni molto utilizzate, non in maniera verista, ma per segnare le condizioni di vita del personaggio (Pirandello definito frangiflutti tra i modelli del ‘800 e ‘900= superamento dela naturalismo con la continua intrusione delle riflessioni dei personaggi). Gli oggetti diventano parte della sua vita e attraverso la loro descrizione oggettivata, da parte di un narratore esterno, sembrano un’allucinazione delle cose, diventano quasi un personaggio muto. Ad un certo momento si ha un cambiamento radicale, in cui il protagonista guarda le cose con un occhio diverso, ne recupera coscienza. I temi diventano l’ansia dell’uomo e il contrasto tra realtà e apparenza.

E sembra che queste appartengano pure allo stesso filone, ma la somiglianza è solo per qualche caratteristica esterna: agli eventi si sovrappongono sempre le riflessioni sulla loro nascita o sul loro svolgimento, il narratore si congiunge con il protagonista, i personaggi intervengono con il discorso libero a commentare e strutturare la vicenda.

Sono molti i fattori che stanno ad indicare la difficoltà della prosa pirandelliana, e sono ad esempio: lo stravolgimento di spazio e ordine cronologico, l’eliminazione di passaggi logici, la drastica entrata nel vivo dell’azione, la colloquialità e frantumazione della narrazione, gli ampi monologhi e dialoghi di timbro teatrale.

Sono questi gli elementi che lo pongono a metà strada tra il romanzo naturalista ottocentesco e quello moderno del novecento.

I temi principali degli scritti pirandelliani sono la crisi dell’uomo e la sua irrimediabile solitudine, il contrasto tra apparenza e realtà e l’illusorietà degli ideali politici.

Per essere più chiari, sotto la veste verista, Pirandello trova un modo del tutto nuovo di descrivere la realtà –siciliana- che lo circonda, attraverso il contrasto appunto tra la realtà e l’apparenza. Si tratta di una denuncia ad un costume sociale ipocrita.

Un’altra propensione di Pirandello è quella di descrivere situazioni paradossali dove, attraverso la comicità di personaggi e situazioni, riuscire a trasmettere una considerazione amara sul destino umano.

La scelta pirandelliana è quindi quella dell’analisi dei ruoli, della costruzione di situazioni narrative in cui i personaggi appaiono come maschere deformate che, con le loro azioni, fanno emergere l’assurdo della vita, bloccata dalle convenzioni.


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